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eterna, Il sogno di Giacobbe, Notte

Racconti dell'illusione

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Simposio del Silenzio

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Oltremai

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Nostos

La Ballata di Filomena

press

(...) ha l’aria e il profumo di una favola, e della fiaba possiede i tratti fantasiosi conditi da risvolti cupi, inquietanti e fatali. Una donna con una lunga treccia e un lungo vestito verde danza con le movenze di un automa meccanico da racconto di Hoffmann o Edgar Alla Poe. La luce di taglio la inquadra seduta e pensierosa mentre a poco a poco si muove e si innalza su un cumulo di grossi libri su cui danza come ballerina di carillon. I libri si spargono nello spazio, vengono aperti e come scatole a sorpresa rilasciano immagini in movimento che si snocciolano con grazia e una certa ironia. Una danza giocosa e seria insieme, evocativa e intensa in perpetua relazione con quei grossi volumi che pesano, gravano eppure elevano e spingono.

ENRICO PASTORE

(...) l’enigmatica ed evocativa Lucrezia Maimone con il suo OLTREMAI. Sulla scia di una folgorazione letteraria, la danzatrice

Maimone elabora un assolo oscuro e melanconico. Oltremai si delinea come la fiaba di una mesta donna d’altri tempi. Ella vive uno spazio perduto e fuori dal tempo ove imperversano dei libri. Grossi volumi che le fanno da sgabello, la innalzano, l’assediano. Non le danno requie, neanche quando ella desidera pregare. Libri che costruiscono fantasie controverse come buchi luminosi nel buio, ma capaci allo stesso modo di risucchiarla. Ella li combatte facendo leva sul suo corpo generoso e atletico. Muro in verticale sulle braccia, ellisse d’aria nelle giravolte in avanti e all’indietro su un braccio, spazialità estesa e nervosa nella spaccata. Accade che una figura in apparenza placida e remissiva lasci posto a un conscio ardore. La Maimone riproduce un universo d’immagini emotività e percezioni, calato nel teatro più puro.

ENRICO ROSOLINO - VERVE MAGAZINE

Nostos di Lucrezia Maimone ci trasporta negli universi indimenticabili come quelli di Charlot o di Keaton. Questo duo di giovani artisti talentuosi ha più di un decennio di formazione e di esperienza professionale nel supo percorso. Nostos è di una delicatezza e semplicità posseduta solo dalle grandi opere sceniche. Con una messa in scena di una eccezionale semplicità, Nostos è uno spettacolo che riempie di calore, umore e tenerezza ogni angolo della platea.

Amanda Pola

uno sguardo di Omar Manini

Cos’è il tempo se non un cerchio perfetto che sembra aprirsi e chiudersi davanti ai nostri occhi sempre diverso ma che si ripete, invece, sempre identico a se stesso?

Forse è l’esatto contrario del teatro in cui ciò che sembra sempre uguale in realtà è completamente differente per lo spazio in cui viene allestito, la relazione che si instaura con il pubblico, i dettagli imprevisti dello svolgimento, la materia stessa mutevole dell’essere umano di cui si nutre sulla scena.

E Nostos, termine greco per “viaggio” di ritorno a casa, si muove proprio su queste tre coordinate  (esseri umani, spazio, tempo) che non possono mancare come sentimento in ciascuno di noi: sulla scena appare un ragazzo che trascina, facendosi largo nell’oscurità attraverso un flebile lume, una casa-carretto sulla quale si riposa una ragazza. Chi sono e dove vanno non è dato a sapersi, certamente si comprende come i due siano alla ricerca di una propria collocazione nel mondo e nella storia, legati da un profondo sentimento di affetto che li rende ora complici, ora dispettosi in un continuo scambio di sguardi, gesti per affrontare la routine e i piccoli-grandi problemi del quotidiano. Nostos è venato di nebbia e malinconia, ma in perfetto equilibrio con le parentesi umoristiche nella miglior lezione chapliniana.

Usando le tecniche del mimo e della danza, i due giovani protagonisti maturano gesti densi e compiutamente soppesati a sostegno di una bella scrittura drammaturgica, riuscendo ad emozionare sia nell’iniziale, “polveroso” abbraccio carico di poetico calore umano, sia nel finale sommesso e per nulla conciliante. Nostos è esplorazione dell’individuo, in effimero equilibrio, tra implosione, esplosione e realizzazione, con le armi di un linguaggio ibrido che rinuncia alla parola, ma si sazia di intese, movimenti e suoni.

​NOSTOS, una creazione di Lucrezia Maimone, con in scena Lucrezia Maimone e Sebastián Sobrado, una produzione Zerogrammi in coproduzione Tersicorea.

Omar Manini

Un caffè con l’artista Lucrezia Maimone | di Angela Fumarola

La scorsa settimana a Castello Pasquini si è svolta la prima tappa del lavoro di Lucrezia Maimone, il cui progetto sostenuto dalla Compagnia Zerogrammi di Torino, ha vinto il premio artistico CollaborAction Kids XL #1 – azione del Network Anticorpi XL in collaborazione con Cantieri Danza, Solares, Amat, Arteven, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, La Piccionaia, Fondazione Piemonte dal Vivo, Teatro Pubblico Pugliese, C.L.A.P.Spettacolodalvivo, Armunia, FTS Onlus, ACS, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, FIND”.

Armunia l’ha incontrata durante la residenza artistica, guarda caso proprio in un castello, per farsi raccontare un po’ la sua storia personale e un po’ la genesi di ”Simposio del silenzio”, scoprendo lati nascosti di un’opera che è il ritratto della sua autrice. Lucrezia è per metà di Cagliari e di origine Apache e questa sua natura simbolo di mobilità, flussi e coincidenze magiche riempie le sue visioni.

Sempre aderente ad un’attitudine legata sia alla danza sia al circo, ciò che muove il lavoro di Lucrezia è il dialogo con la materia. La materia infatti diventa l’oggetto da indagare, e la lente d’ingrandimento che l’aiuta a dare forma ai suoi passaggi drammaturgici, tra movimento, artifici e arti circensi. Appassionata di racconti noire, si lascia intrappolare da fantasie adolescenziali, che nutre attraverso effetti magici e le fonde alla danza, al circo e alla magia. Osservando la materia come corpo visto per la pima volta, Lucrezia Maimone, la muove liberandola dalla sua funzione, e attraverso la manipolazione la trasforma dandole vita. Nel momento in cui sulla scena, gli oggetti assumono un’identità, gli essi stessi, superano il limite dell’essere inanimati e attivano spinte, propulsioni, contrazioni diventando punti che muovono i corpi dei danzatori in scena e la storia stessa. Nella costruzione di suoi lavori Lucrezia, lascia spazio alla magia tutte le volte che scompare l’umano, rendendola protagonista della narrazione, con i suoi marchingegni che, invisibili, animano gli oggetti. Artifici che li spostano, che li fanno apparire e scomparire, come quadri che cambiano ad ogni nuova pennellata, gli oggetti diventano meccanismi drammaturgici, protagonisti di una storia a cui l’artificio offre abilità sovrumane.

“Simposio del Silenzio” si sviluppa in tre racconti brevi, tre capitoli distinti, ispirati agli universi grotteschi dell’illustratore Lorenzo Mattotti: Oltremai, Labirinti e

Chimera. Un cammino verso la l’adolescenza, come fase infinita, se non si affronta la caduta, dentro la profondità di un labirinto, “Oltremai”, la perdita di riferimenti attraversando il “Labirinto” per uscire e trovare ”Chimera”, condizione ideale, destino e meta, metafora del luogo futuro e del passaggio.

Ogni ambiente è un episodio creato da Lucrezia Maimone insieme a Stefano Mazzotta per la coreografia, Damien Camunez, Sebastian Sobrado, Vinka Delgado, Tommaso Contu, Jonathan Giard, Lorenzo Crivellari, Elsa Paglietti.

La ricerca drammaturgica si compone di ogni elemento, danza, musica, magia, circo, in un imprescindibile processo in cui l’oggetto e il soggetto sono protagonisti alla pari. Il percorso di ricerca ancora all’inizio, proseguirà nel corso del 2019 per debuttare ad Ottobre al festival Y Generation di Trento, e proseguire la sua tournée durante tutto il 2020.

Angela Fumarola